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Appunti di stile by Andrea Vigneri on 19 aprile 2012

Quando e come usare la pochette da taschino

Nei vecchi film romantici è sempre l’uomo a porgere il suo fazzoletto ad una donna in lacrime, prima ancora era un pegno d’amore che le fanciulle donavano al loro amato o amante, oggi il fazzoletto di stoffa sembra ormai sparito dall’uso comune. Tuttavia, dopo circa 20 anni in cui l’abito maschile è stato letteralmente rivoluzionato dalla moda, il gusto per la buona sartoria di un tempo sembra essersi fatto largo anche tra i giovani, così come il piacere di indossare la pochette da taschino. Purtroppo si tratta di uno di quei piccoli dettagli in grado di smascherare la falsa eleganza: la disinvoltura sul come la si abbina, piega e indossa non perdona improvvisazioni. Prima di tutto bisogna precisare le occasioni in cui la si può utilizzare, la regola è semplice: ogni look che preveda la giacca, indipendentemente dal fatto che si tratti di un abito, un blazer indossato con i jeans, o uno spezzato; la cravatta è irrilevante, anzi  nella bella stagione la pochette ne è una valida alternativa. Se per l’abito scuro formale è indicato il fazzoletto bianco e preferibilmente di lino, in tutti gli altri casi è ammessa una varietà di materiali e disegni. Tradizione vuole che la pochette non si abbini mai alla cravatta, nè abbia lo stesso disegno della camicia: è l’insieme che deve risultare armonioso, richiamando i colori o giocando di contrasto, ma il coordinato è un crimine dello stile. Quella di seta accompagna bene i tessuti ruvidi come le giacche in tweed sulle quali ne risalta la lucentezza, dovrebbe avere l’orlo fatto a mano e si presta particolarmente ad essere piegata a sbuffo: adagiatela sulla mano, afferratela per il centro con indice e pollice, ripiegate la metà inferiore e inseritela nella tasca. Se camicia, cravatta e pochette sono di colori diversi allora è bene indossare un abito scuro che sia un fondo neutro su cui fare risaltare il gioco cromatico. Il cotone si adatta meglio alle giacche sportive, in questo caso il fazzoletto deve essere piegato a triangolo: basta fare convergere al centro tre delle punte e lasciare che la quarta fuoriesca dal taschino. Più classico è il fazzoletto quadrato: basta ripiegarlo su se stesso per tre volte ed ecco fatto. Chi vuole ottenere l’effetto a più punte (mai come in questo caso è fondamentale avere una pochette di buona qualità) deve piegarlo in modo da avere due triangoli quasi sovrapposti, ripiegarlo tante volte quante sono le punte che volete ottenere. Ma non dimenticate la regola fondamentale: la pochette deve sempre essere perfettamente stirata.

Appunti di stile by Andrea Vigneri on 13 aprile 2012

Icone di stile: Marcello Mastroianni


“Ringrazio Marcello Mastroianni che con Otto e mezzo mi ha insegnato che si può volere dire la verità senza sapere cosa sia”, così disse il regista Nikita Michalkov ricevendo l’Oscar nel 1994, in effetti quell’espressione malinconica, quasi distante dalla realtà, ha contribuito non poco a scolpire nell’immaginario collettivo il mito del grande attore italiano. Marcello Mastroianni in effetti è il simbolo stesso dell’italianità, non solo perché ha raccontato il paese attraverso quei personaggi che, con piglio camaleontico, ha interpretato, ma perché il suo fascino, unitamente a quello dei suoi grandi capolavori, ha sedotto il mondo. Nato in un paesino in provincia di Frosinone nel 1924, iniziò la sua carriera nel più banale dei modi: facendo la comparsa. Da lì fino alla morte nel 1996 non lasciò quasi mai il cinema e in una filmografia così vasta vale la pena citare almeno due importanti sodalizi. Quello con il regista Federico Fellini, di cui Mastroianni fu l’alter ego, per il quale interpretò “La dolce vita”, “Otto e mezzo”, “La città delle donne”, “Ginger e Fred”, “Intervista” e quello con Vittorio De Sica col quale girò “I bambini ci guardano, “ Ieri, oggi, domani”, “Matrimonio all’italiana”e “I girasoli”. Antidivo per eccellenza, vinse ogni sorta di premio tranne che l’Oscar (per il quale fu candidato ben tre volte). Fu considerato, suo malgrado, un sex symbol, non a caso ebbe una breve relazione con la divina Silvana Mangano e una lunga storia con Catherine Deneuve (dalla quale nacque la figlia Chiara), ma sul grande schermo tutti lo ricordano infatuato come un adolescente di fronte ad Anita Ekberg che lo invita a tuffarsi nella Fontana di Trevi e partner di Sophia Loren in tantissime pellicole. Di proverbiale eleganza, i suoi personaggi restano un punto di riferimento costante nella moda e per i marchi che celebrano la tradizione sartoriale italiana. Indimenticabili l’abito scuro a due bottoni indossato con camicia bianca e cravatta sottile nera (trend tornato in voga da diversi anni) e l’abito bianco del finale de’ “La dolce vita” indossato con camicia nera. Di mezzo la vestaglia da camera di seta e gli storici occhiali Persol 649 di “Divorzio all’italiana”, l’abito gessato a tre pezzi e i guanti da automobilista di “Matrimonio all’italiana”, l’irrinunciabile cappello (modello Borsalino)che conferisce sempre un’aria distinta durante la bella stagione. Pochi uomini al mondo sono in grado di indossare un frac blu, come quello confezionato dalla storica sartoria Farani di Roma per “Intervista”, perchè in fondo l’eleganza non è mai solo un abito, ma è un modo di fare disinvolto e mai artificioso.