
Lontano dagli eccessi del divismo e dalla sovraesposizione mediatica tipica dello star system hollywoodiano nonostante il successo planetario e la rara bellezza, Robert Redford, all’anagrafe Charles Robert Redford Jr., nasce a Santa Monica il 18 agosto 1937. Fin dall’inizio la sua vita è caratterizzata dal dolore: la morte prematura della madre, il rifugio nell’alcool e la morte di un figlio. Muove i primi passi in televisione per poi approdare a Broadway e al cinema, dove conosce il primo successo planetario con la pellicola del 1966 “A piedi nudi nel parco”, seguito da altri film di successo come “Butch Cassidy” e “Come eravamo”, accanto a Barbara Streisand, dove appare in tutta la sua incredibile bellezza. E’candidato all’Oscar con il film “La stangata” (Oscar che vincerà invece nel 1980 con il film “Gente Comune”), ma il successo si consolida con i film successivi: “Tutti gli uomini del presidente”, “I tre giorni del condor”, “Il cavaliere elettrico”, “Brubaker”, “La mia Africa” (con Meryl Streep). Robert Redford si è misurato con il cinema anche stando dall’altra parte della macchina da presa, come regista di alcuni film tra cui “L’uomo che sussurrava ai cavalli” e “Leoni per agnelli”. Il suo impegno politico, il suo aperto schierarsi dalla parte del Partito Democratico americano, il suo impegno sociale e la passione per il cinema indipendente lo hanno portato a fondare il Sundance Institute, da cui è nato poi il Sundance Film Festival, un festival del cinema indipendente (e impegnato) che ha lanciato molti attori e registi tra cui Quentin Tarantino. Nel 2010 ha ricevuto a Parigi la Legione d’Onore, la massima onorificenza della Repubblica francese, ricevuta dal Presidente Nicolas Sarkozy.
In lui hanno sempre convissuto un’immagine di dio pagano con un grande impegno e attenzione agli aspetti sociali del cinema, tanto che Sydney Pollack, regista con cui ha lavorato spesso e con cui ha creato una delle coppie cult del cinema, disse di lui: “Robert è un ottimo collaboratore, una specie di alter ego per me: era quel giovane principe biondo in apparenza, che aveva tuttavia un’interiorità molto più cupa. Era chiaramente una metafora dell’America. E la maggior parte delle storie che abbiamo girato insieme sono diventate film d’amore, film romantici. Di questo tipo di vicende lui era il prototipo ideale, secondo me. Non ci siamo mai stancati di lavorare insieme. Siamo sempre stati in qualche modo esigenti l’uno nei confronti dell’altro, cercando di ricavare il massimo da ciascuno di noi due. E non perdevamo tempo per sapere quello che avrebbe funzionato o no. Era un grande vantaggio: ci conoscevamo alla perfezione“.
E per un uomo così sfacciatamente bello e impegnato, il look è spesso informale, rilassato e minimal. Pantaloni cinque tasche, spesso jeans, blazer comodi, camicie sbottonate, senza cravatta, abbinati a parka di taglio militare, o giacche di tessuti sportivi come velluto. Il pullover è appoggiato in modo finto-casuale sulle spalle, o sotto la giacca indossa un pullover aderente con collo alto, proprio come possiamo vedere nella gallery, dove potete godere di una selezione di capi della linea Pal Zileri primavera/estate 2011 e di una selezione di capi, sempre Pal Zileri, della collezione autunno/inverno 2011/2012).