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Menswear by Andrea Vigneri on 18 ottobre 2012

Care vecchie slippers


Le slippers evocano l’immagine, così letteraria e mitizzata, dell’aristocratico di fine Ottocento in vestaglia da camera di seta nella sua sontuosa dimora decadente tra il pianoforte, una dormeuse di velluto rosso, qualche libro di filosofia e porcellane cinesi, quel modello di dandy a cui l’uomo di stile contemporaneo guarda sempre con ammirazione e nostalgia, e a questo sentimento è legato il trend, ormai transtagionale, di queste calzature. Indossate di solito con lo smoking, si sono ormai insinuate anche nei look da giorno, spesso in velluto con le iniziali ricamate sopra, sono un oggetto del desiderio dell’autunno/inverno 2012-13 anche per l donne che, almeno in questo caso, cavalcano l’onda lunga di una tendenza sviluppatasi prima per gli uomini. Jimmy Choo, il poeta delle calzature di origine malaysiana, ne ha presentato ben sei stravaganti modelli: camouflage, leopardo in doppia variante (marrone e grigia), floreali e in versione glitter; difficile passare inosservati indossandole, e il loro nome è un’indicazione più che eloquente: “Sloane”. Di tutt’altro sapore il mix delle slippers di Charles Philip che unisce il fascino suggestivo della babuccia marocchina all’eleganza delle calzature inglesi e le smorza con i motivi rigati e la qualità dei materiali lavorati rigorosamente a mano: righe di lana, tweed o lana spigata, sono sia lisce che con la nappina. Giuseppe Zanotti sceglie invece i cristalli per impreziosire i suoi modelli dell’autunno/inverno rigorosamente in velluto e seta: nappine gioiello o slippers completamente ricoperte di abbaglianti pietre, ma c’è anche posto per un tocco di ironia nel modello Super Hero in cui gli Swarovski compongono l’immagine inconfondibile di Spider Man. Più sobrie, ma non banali, le babouche del marchio Made in Italy Superglamourous che curano con particolare attenzione l’aspetto della fattura : sono realizzate con il metodo “a guanto”, cioè i pezzi vengono assemblati al contrario e risvoltati alla fine in modo di assicurare elasticità e comfort; ma il giovane designer Riccardo Libertino non trascura nemmeno l’aspetto estetico, fondendo tutto il fascino di una calzatura classica con i trend, così accanto ai modelli in pelle di vitello in vari colori (crema, verde, viola, arancione bordeaux) e con le nappine ecco comparire altri impreziositi da borchie dorate, altri in tartan, in camouflage e in animalier, fino al broccato del modello “Venice” che giunge proprio sulla scia di un inverno d’opulenza.

Appunti di stile by Elena Schiavon on 24 maggio 2012

La moda dice sì a barba e baffi

Contrariamente a quanto sostengono alcune ricerche, che vogliono l’uomo sempre ben rasato e sbarbato, quest’anno la tendenza lascia al palo gli uomini glabri a favore di un volto più virilmente segnato da barba e baffi. Se pare che quest’anno siano poco graditi basettoni Anni Sessanta, barbe piene e incolte stile “Cast away” o i pizzetti fin troppo rifiniti e dettagliati, c’è invece una certa tendenza che vuole l’uomo irsuto con la barba simil selvaggia. Anche la moda ha sdoganato i visi ultra depilati di modelli metrosexual per adottare modelli decisamente più machi, ma se moda dev’essere, che ci sia un certo bon ton nella cura della propria peluria facciale. La barba deve essere ordinata e ben tenuta, per cui no alle esagerazioni e a look che mortificano i lineamenti del viso. Nell’antica Grecia la barba era segno di virilità, che poi con il passare dei secoli è diventata sinonimo di saggezza, andando a caratterizzare la saggezza di filosofi e pensatori. Come riporta Wikipedia “nel Trecento in Italia la barba era portata esclusivamente da uomini di legge e dagli anziani, solo due secoli dopo tornò di moda, e nel Seicento barba e baffi subivano il trattamento con ferri caldi per essere arricciati, e venivano unti e profumati con olio di cedro e di gelsomino.” Le barbe e i baffi si dividono principalmente in alcune tipologie, che potete vedere nella foto di apertura.

1. Barba corta: la barba di due giorni, anche detta “5 ‘o clock beard” quella che sembra essere la preferita dalle donne, è corta e non richiede particolari abilità nella cura, dal momento che è uniforme e richiede solamente il monitoraggio della lunghezza.

2. Moustache: i baffi, che sul web stanno dando vita a molte grafiche divertenti e simpatiche, possono essere sottili (a matita) o più pieni (decisamente meno trendy). Non stanno bene a tutti, ma soprattutto: cura e attenzione, per non generare l’effetto tricheco.

3. Barbetta o pizzetto: si porta sul mento, può avere diverse lunghezze e forme (a punta o semplicemente incolta), molto amata dai più giovani e da chi la usa come “scaccia stress” (passandosi continuamente le mani sul viso). Anche in questo caso, come per tutti, attenzione a non cadere nell’effetto trascurato.

4. Van Dyke: baffi e pizzetto che riprendono il nome del famoso pittore, ma che rispetto al pizzetto coprono anche il labbro superiore. Da non confondere, come spesso succede, con il pizzetto, che invece copre solamente il mento.

5. Basettoni: non portateli se non per una festa Anni Settanta o per scattare uno shooting fotografico a tema.

6. Friendly Muttonchops: vale lo stesso discorso fatto per i basettoni anni Settanta.

7. Baffi a pennello: piacciono per il loro gusto retrò di ispirazione dandy di altre epoche. Non sono semplici da portare, soprattutto per il loro taglio molto particolare: se non siete in linea con lo stile retrò di questa acconciatura per i baffi vi sconsiglio di scegliere questo tipo di taglio.

8. Barba piena: barba piena non significa incolta. Anche chi la porta con fare assolutamente casual, in realtà la cura molto. No a lunghezze eccessive stile Babbo Natale, no a lasciarla crescere senza regolare le lunghezze (per evitare che vi siano dei ciuffi “sporgenti” poco eleganti), ma soprattutto attenzione a come è distribuita sul viso la vostra barba. Se avete delle zone vuote o poco folte, evitatela: sembrereste un lupo spelacchiato. Decisamente poco sexy e per nulla virile.

 

Tendenze by Elena Schiavon on 3 aprile 2012

Back to 20s: la primavera si ispira ai roaring twenties e al Grande Gatsby

Oggetto non di una, ma di ben tre rivisitazioni cinematografiche (una muta del 1926, una del 1949, una del 1974 e una in uscita a fine anno), la storia del Grande Gatsby, personaggio uscito dalla penna di Francis Scott Fitzgerland, conferma e ribadisce il fascino dell’uomo dandy. Se già a più di un anno di distanza dall’uscita ufficiale della nuova pellicola firmata Baz Luhrmann (lo stesso regista di “Australia” e “Moulin Rouge”) si susseguono foto dal set che ritraggono il protagonista, Leonardo Di Caprio, la moda naturalmente non può che raccogliere e far proprie le influenze e lo stile suggerito dal protagonista della storia, ambientata nei ruggenti anni Venti.

 

Lo stile di questo gangster divenuto miliardario, che ha regalato un Oscar per i costumi alla pellicola agli Award del 1975 (per la pellicola girata da Francis Ford Coppola), a cavallo tra il dandy e lo stile rilassato degli  Hamptons, trova un suo  seguito nelle collezioni maschili per la primavera/estate 2012. Per quanto riguarda la palette dei colori dominano incontrastate le tonalità chiare, dal kakhi al beige passando per il burro e l’avorio.

 

Come si può notare dalle foto che ritraggono Leonardo Di Caprio alle prese con il suo personaggio sul set, ci sono alcuni tratti distintivi dell’eleganza gatsbyana, come la paglietta in testa, che deve essere indossato solo di giorno e deve essere in paglia naturale (e non colorata); unica concessione alla vezzosità, il nastro in gros grain colorato ; risponde perfettamente ai tratti riconoscibili dell’iconografia di questo personaggio il completo tre pezzi, con l’immancabile gilet; la giacca, contrariamente ad una tendenza degli ultimi anni, deve essere morbida, non sciancrata e non avvitata, per cui vanno privilegiati i tessuti morbidi come i lini e i cotoni; ugualmente i pantaloni sono leggermente morbidi e senza risvolto, ma attenzione a non utilizzare mai modelli baggy o bootcut: il taglio è pur sempre classico e segue la linea del corpo; le scarpe sono naturalmente delle stringate bicolore, preferibilmente nelle tonalità del terra bruciata e del caramello.

 

Nella collezione di Pal Zileri non mancano di certo le proposte per chi vuole vivere una stagione un po’ dandy, in equilibrio tra sartorialità, eleganza e un pizzico di eccentricità, per seguire le orme di uno dei personaggi più amati della storia della letteratura mondiale.

Foto | Kika Press

Appunti di stile by Andrea Vigneri on 22 marzo 2012

La valigia perfetta per il weekend in primavera

I bei weekend di primavera sono l’occasione perfetta per concedersi una breve fuga dalla città e rigenerarsi prima di affrontare nuovamente il traumatico lunedì mattina, quindi è necessario evitare che la vacanza comporti anche la più piccola ragione di stress,  ad esempio pensare alla valigia. La premessa fondamentale è prendere un borsone da viaggio e limitarsi a pochi ed essenziali capi che possono essere utili e al tempo stesso salvare dagli imprevisti. Immancabile il blouson, la giacca a vento che ripara dalle intemperie, che può essere piegata facilmente nel bagaglio senza sgualcirsi, che coniuga comodità ed eleganza (non a caso John Kennedy la indossava nel tempo libero e da lì tutti i presidenti degli Stati Uniti ne fecero uso) e che Lab. Pal Zileri declina in blu e in bianco. I chinos tanto cari ad Hemingway sono di certo il modello più comodo di pantalone per chi non voglia cedere alla tentazione dei jeans, ed in effetti sono una scelta di stile preferibile, specie se accompagnati alle scarpe da barca o ai mocassini di impronta preppy. Sotto le maglie di cotone a girocollo o a v (secondo i diversi gusti), si può scegliere se indossare una camicia button down, alla maniera dell’insuperabile Gianni Agnelli, o una polo a maniche corte, il consiglio è che alterniate i due look, quindi inserite entrambe in valigia. Un tocco di stravaganza dandy può essere dettato da una pashmina dalle stampe variopinte ovviamente da abbinare al resto del look. Per l’eventuale cena galante ed elegante ecco una facile soluzione: portate un blazer blu (ricordate che va piegato al contrario e messo sempre in fondo alla valigia, altrimenti rischia di scivolare sugli altri capi e stropicciarsi) e indossatelo con una pochette da taschino di seta che sostituirà degnamente la cravatta (bandita nel vostro weekend di relax). Ma l’insospettabile capo che non può mancare in nessuna valigia resta il costume: che decidiate di andare in un centro benessere o fare in tuffo in piscina, estate o inverno, è ciò che vi serve sempre in vacanza.

 

Appunti di stile by Andrea Vigneri on 6 marzo 2012

“The artist”, Jean Dujardin e l’eleganza della Hollywood del muto

Le cinque statuette conquistate durante la notte degli Oscar hanno consacrato “The artist” come uno dei film dell’anno. Il bianco e il nero e il muto hanno fatto breccia negli spettatori, ma tra i meriti di questa pellicola c’è anche quello di avere fatto rifiorire la nostalgia verso lo stile e l’eleganza di una certa Hollywood, ormai perduta, ma così pronta a tornare di moda con le opportune modifiche. Il protagonista sin dal nome, George Valentin, richiama alla memoria Rodolfo Valentino, la prima star del cinema: capello tirato all’indietro, basette cortissime, viso perfettamente rasato, l’unica differenza è un sottile baffetto (alla Errol Flynn) che conferisce un aspetto più sexy e maturo.
L’abito di scena preferito è il frac nero, reso celebre da Fred Astaire, con il papillon di piquè di cotone bianco indossato sulla camicia dal collo ad aletta. Per il giorno gli abiti sono in tweed, giacche a tre bottoni o a doppiopetto, la pochette da taschino è un vezzo da dandy, l’unica svolta casual è il gilet di lana coi rombi.Si tratta di una silhouette interessante: la vita molto alta e il panciotto corto non spezzano la figura umana e la slanciano, non a caso, dopo stagioni di smilze proporzioni, molti designer stanno tornando a quella figura, ovviamente resa attuale attraverso tagli moderni e le decostruzione dei pantaloni. Alla fine del film sarà il tip tap la nuova arte che porterà alla ribalta il protagonista, così ecco le famose scarpe bicolore con le impunture a coda di rondine che saranno un must della primavera-estate alle porte. George Valentin ha il volto dell’attore francese Jean Dujarden che è arrivato agli onori della ribaltà nella maturità dei suoi 39 anni e si è imposto come icona del nuovo cinema.
Per la sua interpretazione ha vinto il Festival di Cannes, il Golden Globe e l’Oscar; sempre impeccabile sui red carpet: opta per il classico smoking con farfallino o sottile cravattino nero sulla camicia dai bottoni a scomparsa. La moda si è presto accorta del suo appeal, così ha conquistato anche le patinate riviste di tutto il mondo tra cui le copertine di “GQ Francia” e “Premiere”, un servizio su “L’uomo Vogue” con degli scatti in bianco e nero della fotografa tedesca Ellen von Unwerth. Non ci resta che attendere di sapere il brand che lo sceglierà come testimonial.